17 Febbraio 2010
Si sente "parte lesa, non coimputato o colpevole". Un "alluvionato" simile a quelli conosciuti sul campo, ma travolto da una "tempesta provocata ad arte", dove c'é chi "getta fango nelle pale del ventilatore". Un uomo messo su un "patibolo che non ho né scelto né meritato". In una parola, una vittima.
Uno che potrà aver commesso "qualche errore e omissione", ma reati no. Bertolaso si difende. E lo fa con una lettera aperta "alle donne e agli uomini della Protezione civile". E' di fronte ai 'suoi' che l'uomo di tutte le emergenze sente di dover pronunciare la sua arringa e contrattacca. Perché il "fango" diretto contro di lui, colpisce anche "le migliaia di persone che lavorano nella Protezione Civile". E se per ora il potente sottosegretario finito nel ciclone dell'inchiesta legata ai lavori per il G8 alla Maddalena conferma che resterà al suo posto, annuncia anche che se tutto tornerà alla normalità da qui a fine anno e "mi verrà consentito di fare passi indietro e dar corso, finalmente, al mio progetto di lasciare in altre mani il timone della Protezione Civile per andare in pensione, lo farò volentieri". Dal testo della lettera emergono dolore e rabbia.
Non per il lavoro della magistratura, sui cui non ha "nulla da eccepire", perché è giusto che chi è deputato a farlo "indaghi su tutti e chiunque", ma sul quel processo parallelo, quella "seconda iniziativa giudiziaria" che, a suo dire, si consuma a mezzo stampa. "Da giorni - scrive Bertolaso - i giornali titolano non sospetti su di me, ma certezze; pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari, ma come prove di colpe commesse". Questa è "giustizia sommaria" e "la verità è l'ultima cosa che interessa: si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze". Debolezze. Leggerezze. Bertolaso nella sua lettera aperta ammette che "mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto" possano anche esserci stati. Ma rispetto a tutto questo, l'uomo simbolo della Protezione civile si considera "parte lesa, non coimputato o colpevole".
Quanto a possibili errori e omissioni, di cui, preventivamente, si dice "fin d'ora responsabile", fino a prova contraria non sono "reati, congiure, atti intenzionali e voluti". Bertolaso, in altre parole, sembra voler marcare uno spartiacque tra ciò che potrebbe rientrare nelle sue responsabilità oggettive e ciò che considera come estraneo alla sua volontà e per cui non vuole essere trascinato nel fango. Come uomo e come figura delle istituzioni. "Non sono un amichetto di nessuno", afferma, e "so cos'é un'operazione politica condotta mirando a Caio per colpire Sempronio", sibila. E aggiunge: è in atto "un'operazione contro di me", che colpisce anche "le migliaia di persone che lavorano nella Protezione Civile italiana". Per descrivere la situazione usa una metafora, quella di una catastrofe in cui l'alluvionato è lui, una catastrofe per cui i termini 'naturale' o 'antropica' non bastano più: "Oggi dico, azione con intenti distruttivi premeditata e voluta". Ma così "si travolge tutto in nome di un preteso diritto a veder chiaro, a scovare i colpevoli, linciarli, sputtanandoli per toglierli di mezzo".
| < Prec. | Succ. > |
|---|











