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Dopo la neve, bufera sulla Protezione Civile

25 Febbraio 2010

L'unità di crisi al lavoro

Articolo pubblicato su:
Il Caffè dei Castelli - 25 Febbraio 2010


Dopo le molte polemiche sull’emergenza neve che ha colpito i Castelli Romani, con ritardi secondo alcuni nei soccorsi, mancanza di adeguati mezzi e scarsità di sale da spargere secondo altri, abbiamo incontrato alla sede della Protezione Civile di Albano Laziale il responsabile della Sala Operativa Intercomunale Mauro De Rossi, volontario, disaster manager ed esperto di calamità naturale.

Perché tante polemiche sulla gestione dell’emergenza neve ad Albano?
«Una nevicata come quella di venerdì 12 Febbraio è un caso rarissimo nelle nostre zone, pertanto non ci si può aspettare che l’emergenza si risolva in poche ore. Per quanto ci siamo attivati immediatamente come in tutte le emergenze ci sono dei tempi di reazione a seconda dell’evento, il sistema di Protezione Civile si regge su quattro pilastri: la previsione, la prevenzione, il soccorso e il superamento dell’emergenza. Questa emergenza è stata violenta, rapida ed è durata diverse ore».

Secondo lei si è fatta una buona prevenzione, visto che si sapeva già da diversi giorni di una nevicata forte?
«Per dire se l’attività di prevenzione è stata sufficiente bisognerebbe avere un Piano di protezione Civile aggiornato ed inserito all’interno il rischio neve, ma proviamo a spiegare come si valuta il rischio: Rischio = (Probabilità che accada l’evento) x (Gravità del danno se accade). E’ evidente che la probabilità di abbondanti nevicate sul nostro territorio è bassissima pertanto abbiamo un fattore rischio molto basso. Questo non vuol dire che non si deve far nulla, ma non vuol dire che ci si deve dotare di 10 mezzi pesanti spargisale con lama spalaneve sempre pronti ad operare, fermi per 365 giorni all’anno con costi insostenibili per l’amministrazione».

Ci può spiegare brevemente cosa vuol dire Protezione Civile?
«Col termine Protezione Civile s'intendono tutte le strutture e le attività messe in campo dallo Stato per tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Il servizio fatto da volontari si occupa quindi delle problematiche legate alla previsione e prevenzione dei rischi che insistono sul territorio e di far fronte alle eventuali emergenze per limitare le conseguenze negative che qualsiasi disastro naturale o causato dall’uomo può avere sulla comunità».

Ci può riepilogare quali sono le responsabilità e a chi sono in capo le attività di Protezione Civile?
«Le disposizioni di legge parlano chiaro: “All'attuazione delle attività di Protezione Civile provvedono, secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze, le amministrazioni dello Stato, le regioni, le province, i comuni e le comunità montane, e vi concorrono gli enti pubblici, gli istituti ed i gruppi di ricerca scientifica con finalità di Protezione Civile, nonché ogni altra istituzione ed organizzazione anche privata. A tal fine le strutture nazionali e locali di protezione civile possono stipulare convenzioni con soggetti pubblici e privati. Concorrono, altresì, all'attività di Protezione Civile i cittadini ed i gruppi associati di volontariato civile, nonché gli ordini ed i collegi professionali”. Sembra evidente che i volontari “concorrono” alle attività di Protezione Civile al fianco delle Istituzioni comunali, ma purtroppo anche in questa emergenza la maggior parte delle forse messe in campo sono state di puro volontariato».

Ma cosa ha fatto il Dipartimento di Protezione Civile per l’emergenza neve?
«L’emergenza neve rientra nella tipologia di evento A/B, di conseguenza non interviene il Dipartimento di Protezione Civile ma soltanto Comuni, le Province e le Regioni secondo il principio si sussidiarietà. La nostra Sala Operativa Intercomunale ha lavorato per 60 ore consecutive in stretto contatto con la Sala Operativa Regionale e con la Provincia di Roma, predisponendo tutte le attività “urgenti” per fronteggiare l’emergenza».

Cosa intende per attività “urgenti”?
«Tutte quelle attività necessarie a fronteggiare l'emergenza per salvaguardare la vita dei cittadini, ad esempio come è stato fatto dalle prime ore della mattina di venerdì rendere accessibile l’accesso agli ospedali per le ambulanze. A tale proposito ricordo anche che i volontari oltre ad aiutare diverse ambulanze rimaste in panne (senza catene), hanno anche eseguito trasporti con mezzi idonei di personale sanitario e trasporto sangue negli ospedali. Terminati i primi interventi urgenti, si passa a quelli di secondo livello, chiusura strade ad alto rischio, pulizia arterie principali, miglioramento della mobilità pubblica ed altri servizi utili. Insomma per rendere chiaro il concetto: chi vuole l’uscita del portone di casa pulito prende la pala come cittadino e si mette all’opera».

Com’è organizzato il Gruppo comunale di Protezione Civile?
«Il gruppo è nato nel 1983 come associazione di volontariato formato da 15 elementi che operavano con mezzi propri; attualmente il gruppo e composto da 45 volontari. La Protezione Civile di Albano è coordinata da un consiglio direttivo con a capo un Presidente, Antonio Renzi e un Vice Presidente, Riccardo Bocci; è organizzata in Settori Operativi per consentire la gestione ottimale delle risorse e fronteggiare al meglio qualsiasi emergenza».

Quanti mezzi sono stati impiegati per l’emergenza neve?
«Sono stati utilizzati diversi mezzi del Gruppo Comunale di Protezione Civile e tutti gli altri in dotazione ai comuni vicini; desidero anche ricordare che i volontari non percepiscono alcun rimborso, anzi spesso mettono anche mano al portafoglio per sopperire ad alcune necessità imminenti. L’unico rimborso è quello effettuato dallo Stato al datore di lavoro per i giorni di assenza. Per la mia esperienza fondata su 15 anni di volontariato in Protezione Civile, posso dire che l’emergenza neve è stata gestita nel miglior modo possibile, tenendo in considerazione le risorse in campo. Per la prima volta dalla recente convenzione siglata fra i comuni del Centro Operativo Intercomunale (Albano-Ariccia-Castegandolfo-Genzano e Nemi), ci si è riuniti intorno ad un tavolo per affrontare insieme le problematiche e condividere le risorse: questo non vuol dire che non si può fare di meglio. Si deve assolutamente lavorare sulla prevenzione e previsione, redigendo nel più breve tempo possibile un piano di Protezione Civile Comunale e Intercomunale che tenga conto dei rischi del nostro territorio. Il futuro primo cittadino di Albano sia di destra o di sinistra dovrà continuare il lavoro avviato attualmente in fase embrionale di integrazione delle forse in campo, eliminando le barriere dei nostri confini comunali».

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